Projects

L’ombra del cielo

A sinistra, a destra, davanti a me, intorno a me, non si vede niente o meglio non percepisco niente. Il brutale Nero mi avvolge dolcemente tra le sue braccia come una mamma abbraccia per la prima volta il suo bambino minuto e fragile dopo il parto. Sono cresciuta così, da sola dispersa in questo labirinto senza mura e senza via d’uscita… o forse una piccola possibilità c’è? Magari le voci che sento nella mia testa sono vere? Magari sono le voci di altri esseri viventi come me, di persone che sono riuscite a trovare una via di fuga. O forse questo Nero mi ha portato alla disperazione tanto da immaginarmi qualcosa di diverso da questo colore, un qualcosa di opposto chiamato Bianco. E chi lo sa? Sono stufa di vivere sempre nello stesso modo, svegliarmi, mangiare qualcosina per poter reggermi in piedi, andare a scuola, tornare a casa, mangiare di nuovo e poi studiare fino a notte fonda, magari facendo una piccola pausa per uno spuntino, e infine ritornare a letto per rivivere la stessa giornata anche il giorno seguente. Una spirale infinita, si ecco, così potrebbe essere rappresentata la mia vita, una spirale che gira su se stessa compiendo ogni volta la stessa distanza ad ogni giro fino all’infinito. Io però voglio assaporare altri aspetti della vita, voglio essere libera da questa normalità, voglio deformare questa spirale rischiando anche di romperla perché sì, preferisco vivere una vita breve ma intensa che stare al gioco di eseguire questo algoritmo imposto dalla società.

bianco

Mi sento come un fantasma, senza vita e senza gioia, trasparente ed invisibile siccome io stessa non riesco a vedere nulla… Ma un modo per uscire ci deve essere e io voglio trovarlo.
“Tap” , “Tap” , “Tap”.
Provo a camminare e nel frattempo cerco di immaginarmi il Bianco, cosa mi può offrire anche se la mia mente scarseggia di fantasia. I minuti passano e i miei passi diventano infiniti. Sono stanca, dispersa e inoltre ho mal di gambe e di schiena data la mia posizione di allerta, mezza piegata in avanti e braccia aperte in modo da orientarmi in questo buio pesto. Perdo le speranze, sono quasi decisa a smetterla di cercare, però prima voglio fare un ultimo tentativo… Non so perché ma alla fine mi sono immaginata sempre il Nero come una cupola, come un recinto dove vengono tenuti gli animali i quali poco intelligenti si accontentano del benessere offerto dal padrone. Magari se mi immagino questa cupola, questa barriera, riesco poi a vederla o almeno a toccarla. E perché non provare? Tanto ormai non ho più niente da perdere…
“Allunga la mano, fa due passi in avanti tenendo gli occhi chiusi…”
“Crackkk”

2 dita nel bianco

Fra me e me mi interrogo su questo rumore strano, un suono piacevole e allo stesso tempo spaventoso. Sento l’indice e il medio diversi dalle altre dita. Le sento come quando da bambina le immergevo nel miele o nella marmellata per poi assaggiare inconsapevolmente ciò che poi avrei amato alla follia. Questa sensazione che io percepisco mi allieta; finalmente riesco a provare una nuova emozione, sono felice. Mi sento attirata, come i bambini che allo strillante suono della canzoncina dei furgoncini dei gelati, si avventano a comprare un buonissimo gelato a due gusti. E anch’io voglio il mio gelato perciò mi faccio forza e coraggio, e cerco di accompagnare alle due dita, le restanti tre.

5 dita nel bianco

Risento il rumore di prima ma questa volta sembra dolce e piacevole, non mi inquieta più. Nella testa una voce rassicurante mi dice “vai piccola, vai” e il mio braccio destro inizia a fluttuare da solo nell’aria. Io non lo controllo, è lui che controlla me. Questa situazione mi mette ansia, tanta, non vedo l’ora di vedere cosa si trova davanti a me.

Strappo.

10 dita nel bianco

Più forte.

2 mani nel bianco

Ancora.

le 2 mani avanzano

Bianco.

Sento gli occhi bruciare ma la mia curiosità è tanta. Finalmente ho trovato quello che cercavo. Il Bianco per cui ho tanto atteso. Ora è qui davanti a me e non so come presentarmi. Oppure non è animato? E chi lo sa… qualcosa però è, siccome mi ha attirata con tanta forza. Prima di continuare devo trovare una soluzione; gli occhi mi bruciano e non riesco ad aprirli. È come il bagliore di un lampo in piena notte, che ti lascia sorpreso, impaurito ma allo stesso tempo incuriosito. E se ci fosse davvero qualcuno dall’altra parte? Un essere così diverso da me che emana una luce accecante?
Voglio scoprire cosa c’è in quel bianco. Sono così affascinata da quel luogo ignoto che adesso è impossibile tornare indietro.

“Lentamente avvicina i suoi occhi chiusi alla piccola fessura che ha creato con la mano.”

occhio dalla fessura creata

Ora il mio occhio si trova proprio lì, pronto a scoprire la verità. Ma sono pronta a scoprire la vera natura della luce? E se fosse qualcosa di deludente? Voi se poteste leggere il libro che racconta la storia della vostra vita, leggereste mai il finale? È quello di cui ho paura io, rimanere delusa dalla mia scoperta. Però non resisto, non ce la faccio più.
Con un po’ di paura socchiudo le palpebre ed inizio ad intravedere qualcosa.

sguardo penetrante nel bianco

Un bianco offuscato mi invade l’anima sconvolgendo la mia abitudine, creando una crepa profonda di ignoranza su quello che rappresenta il Bianco. Non avrei mai pensato di vedere una tale bellezza. Pian piano, la mia pupilla si restringe e lo sfuocato, che era l’unica barriera rimasta tra me e la verità, si trasforma in pura nitidezza. Ora vedo tante forme ma diverse… mmm…mi sembrano colorate. Non avevo mai visto niente di simile. Assomigliano ai colori descritti nelle poesie che ci hanno sempre fatto leggere a scuola. Tutte quelle meraviglie mi portano ad ampliare la mia vista. Anzi, voglio toccarle ma sono leggermente lontane. Vorrei tanto raggiungere quelle che a prima vista sembrano delle isolette.

“Tira fuori il ginocchio con l’intento di fare un passo in avanti”

tutta la faccia

Oh no, ma come ci arrivo? Non c’è nulla su cui poggiare il peso, come faccio ad avanzare?

“Per la paura, si blocca”

strappo completo

A prima vista sembra un cielo stellato ma stranamente le stelle non brillano di luce propria e il cielo è di colore bianco. Sono tutte isole volanti, paradisiache di un colore verde intenso. Sotto ogni isoletta, si intravedono minerali e cristalli di tutti i colori. L’isola che meglio riesco a vedere, è caratterizzata da un lago vitreo che riflette l’immagine di tutti gli alberi che ha intorno. Probabilmente è ghiacciato ma data la troppa luce che violenta i miei occhi, non riesco ad esserne certa. Gli alberi invece sono veramente strani. Hanno dei tronchi neri, uniformi e lisci. Inoltre sono tutti uguali e le foglie nascono al centro di esso e poi si espandono, formando una spirale. Hanno varie tonalità di colore comprese tra il rosso e il giallo. Guardandoli, sento dilagare nelle mie narici un profumo intenso di liquirizia. Penso siano alberi di liquirizia. Non credo di aver mai sentito parlare di questo tipo di pianta ma dopo tutto, si trova su un isola fluttuante nel vuoto. Sul lato destro dell’isola, si trova un prato fiorito al centro del quale un ruscello. I fiori sono tutti gialli e sopra di essi, riesco ad intravedere una nebbiolina acida. All’inizio del prato, ci sono degli oggetti bianchi che poi si disperdono in mezzo a quel fantastico dipinto primaverile. Non so cosa siano ma il pensiero che possano essere delle ossa, mi suscita tanta paura. Nel caso in cui fossi riuscita ad arrivare sull’isola, non penso che sarei andata in mezzo a quel piacevole prato. Il ruscello di color azzurro cristallino, si generava da sotto l’isola. Si, da sotto. In poche parole era come se cadesse da quest’ultima nell’infinito bianco ma al posto di cadere, l’acqua risaliva e quindi la sorgente probabilmente si trovava da qualche parte nel vuoto più totale. Seguendo con lo sguardo il percorso dell’acqua, riesco ad intravedere in mezzo a nebbia e nuvole, una montagna alta e possente. Ma è veramente una montagna? Ogni montagna che si rispetti ha una vetta con cui termina; questa no. Le nuvole soffici e rotonde, sono rosa come lo zucchero filato che ogni bambino chiede ai propri genitori al luna park. Poi vedo una di queste che piange, ma quello che fa cadere non è acqua; sono fiocchi di neve di color rosa. Chi sa se sono proprio fiocchi di zucchero filato; che bontà. Voglio assolutamente provarli.

“Ritira il ginocchio per concentrare tutte le forze nelle braccia e si allunga verso l’isola”.

Una nuvola rosa rapida passeggia davanti a me. È molto vicina, potrei almeno provare la sua consistenza. Ho paura, non voglio cadere, non voglio perdermi nell’abisso dell’infinito bianco. Forse è meglio se non tiro fuori la gamba. Si, farò proprio così. Le mie fragili dita saranno le uniche a toccare questo fantastico mondo.

“Allunga il braccio, si appoggia al muro, si estende totalmente”

si allunga per afferrare la nuvola

Sento l’aria secca che sposta questa meraviglia. È calda come il pane appena sfornato. È piacevole come il canto degli uccellini nella primavera acerba. Accarezza la mia pelle invitandomi a gettare tutta me stessa in questo sovrumano universo.
Sono pronta a fare il grande passo. Un’immensa sicurezza elettrizza il mio corpo dandomi coraggio a saltare nel vuoto. Mi sento finalmente libera come una farfalla dopo il terribile inverno… Ma una fredda folata d’aria mi coglie alle spalle d’improvviso. Due mani disgustose si aggrappano al mio volto. Sono crude, senza vita e al tatto gelide come l’aria di una casa abbandonata e distrutta dal tempo crudele.

il Nero la riprende

Mi sento portare via nell’oscurità più totale. Provo a tenermi forte a quel confine che ho sempre cercato e ora che è qui, qui vicino a me, non posso lasciarlo andare. Ma la forza mi manca e le mani mi abbandonano.

Le pupille ritornano a dilatarsi e la luce si allontana rimanendo solo un tenue ricordo. Mi ero quasi abituata a un nuovo mondo e ora eccomi qua, risucchiata nel buio di sempre, dalle mani della mia stessa paura.

Rimane solo uno strappo

2 commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!